Cavallo Persano

Caratteristica preponderante del Real Sito di Carditello è la presenza dei cavalli Persano, una razza pregiata di cavalli nati da un incrocio tra stalloni turchi e fattrici locali per volontà di Carlo di Borbone.

L’allevamento dei cavalli Persano (dal nome del Sito Reale di Persano, residenza borbonica nel comune di Serre, SA) era finalizzato alla costituzione di una cavalleria reale di alto prestigio. Tali esemplari si contraddistinguono per l’eleganza, la destrezza e la velocità. A inizio 1700, Carditello fu il luogo scelto per il perfezionamento della razza pregiata dei Persano, a tal fine Carlo di Borbone procedette all’acquisto dei terreni, individuati nel 1744 dal vicerè Michele Reggio nella piana di Capua, più precisamente nel compresorio di San Tammaro.

La vasta area, precedentemente feudo di Ferdinando III de Cardenas conte di Acerra, era ricca, fertile, per anni utilizzata per le battute di caccia e la produzione agricola.

I cavalli di razza Persano erano trattati a Carditello con ogni riguardo: Ferdinando IV predispose per gli animali ricoveri e scuderie, oltre che un ampio galoppatoio, primo in grandezza tra tutti gli ippodromi inscritti all’interno delle mura di una residenza reale.

Il possesso del cavallo era segno di distinzione sociale, la caccia esaltava i rituali di corte e rafforzava le gerarchie. Inoltre i cavalli erano necessari per la caccia, e simulavano anche la cavalleria reale impegnata nelle battaglie.

La nobile storia dei cavalli legati alla dinastia borbonica terminò nel 1784, anno in cui le scuderie Persano vennero chiuse e la mandria fu dispersa e venduta. Furono i Savoia a decidere di vendere i cavalli Persano, poiché la loro immagine era fin troppo legata alla precedente dinastia.

Nel 1900 il governo decise di ricostruire la razza con il nome di “razza governativa di Persano”, unendo fattrici e stalloni venduti ad allevatori ed esemplari di proprietà di Vittorio Emanuele di Savoia, dopodichè la razza fu allevata per esigenze della Cavalleria Militare e infine trasferita, nel 1972, a Grosseto presso il Deposito quadrupedi dell’Esercito Italiano.

Il cavallo Persano rappresenta tutt’oggi uno dei simboli più conosciuti in tutto il mondo, grazie ad Enzo Ferrari che lo riprese per il famoso marchio che assegnò alla prestigiosa autovettura. Il legame tra i due è Francesco Baracca, principale asso dell’aviazione italiana, un vero eroe della prima guerra mondiale, che volle l’immagine del cavallino sulla fusoliera del suo aereo.

“Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna”. Così la contessa Paolina Baracca, la mamma del celebre aviatore caduto sul Montello, disse una volta a Enzo Ferrari.

Dopo la morte dell’aviatore, la madre di Francesco consigliò alla famiglia Ferrari di adottare come stemma per la nuova vettura quel “cavallino rampante”, e fu così che nacque uno degli stemmi più famosi al mondo, da sempre simbolo di velocità, eleganza, prestigio e bellezza.