Visita

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Lo scalone monumentale

Due scaloni simmetrici in marmo conducono verso il piano nobile della palazzina centrale. Negli anni precedenti all’acquisizione da parte del Mibac, il Sito versava in condizioni di abbandono tali per cui i marmi originari vennero quasi completamente trafugati e sostituiti grazie agli interventi di restauro successivi al 2016. Lungo le pareti dello scalone sono presenti bassorilievi rappresentanti trofei di caccia e motivi floreali all’interno di motivi architettonici. Al centro dello scalone sul soffitto e presente il fiore del cardo, molto simile ad un carciofo. Autore di questi stucchi è Carlo Beccalli.

La sala di Diana

La sala di Diana rappresentava una delle sale private della famiglia reale, il nome deriva dal soggetto degli affreschi, la dea della caccia Diana, volta a molteplici attività. Le immagini sono in monocromo, realizzate sfruttando le sfumature del grigio, conferendo così plasticità e morbidezza alle rappresentazioni. Nel soffitto, in tutta la sua bellezza è rappresentata Diana con l’arco e con le frecce, alle pareti scene di vita mitologica: Diana col satiro Pan; Diana al bagno con le Ninfe; Diana, Apollo e Dafne; il sacrificio a Diana; Diana cacciatrice.

La sala dei paesaggi

La sala dei dipinti agresti è chiamata così per gli affreschi a tema rurale che la caratterizzano, ed ospitava la prima biblioteca di Maria Carolina.
I dipinti sulle pareti rappresentano una proiezione delle campagne circostanti, realizzati su progetto del pittore Philipp Hackert.
Varcato l’ingresso, sulla sinistra, si trova un affresco campestre che raffigura la Reggia di Caserta, come doveva essere all’epoca della costruzione.
L’affresco situato sulla destra offre una veduta verso le campagne capuane, con uomini intenti al lavoro dei campi.
Di fronte al visitatore, lasciando l’ingresso alle spalle, un ampio scorcio su Napoli, identificabile dalla sagoma del Vesuvio.
La volta di questa stanza è stata affrescata da Domenico Chelli che con una particolare tecnica pittorica detta “trompe-l’oeil” o anche tecnica dello sfondamento, dona l’illusione di spazi inesistenti, mostrando giocosi putti che volano tra una balaustra e l’altra verso un cielo azzurro. In questo modo l’osservatore percepisce illusoriamente una realtà inesistente, creata artificialmente attraverso mezzi pittorici.

La biblioteca

Con l’arrivo a corte di Maria Carolina, moglie di Ferdinando, fu incrementato l’acquisto di libri di ogni tipo. Questa sala, dapprima usata come sala di rappresentanza, fu così trasformata in biblioteca.
Qui fu scritto lo Statuto di San Leucio che risulta essere tra i migliori esiti del dispotismo illuminato.
Nella sala erano presenti un ricco mobilio con tendaggi e vari quadri ad olio ad opera di Giacomo Nani che rappresentano gli animali cacciati nei siti reali.
I camini, purtroppo quasi del tutto deturpati prima dell’acquisizione del complesso monumentale da parte del Ministero per i Beni Culturali, erano di legno e marmo grigio di Mondragone.
La gran parte dei mobili, prodotti da artigiani napoletani, francesi e spagnoli, furono distrutti dalle truppe francesi o spostati in altre residenze reali nel 1799.

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Il salone centrale

Il salone centrale è la sala più importante dell’intero edificio ed era adibito a balli e feste reali. Anche in questa sala, come nelle precedenti, l’arredamento era molto curato.
La volta della sala fu decorata da Fedele Fischetti nel 1791. L’affresco rappresenta La nascita della dinastia dei Borboni e l’apoteosi di Enrico IV, e racconta le gesta della casata borbonica a partire dalle origini.
Nell’opera si intravedono alcuni dei dodici segni zodiacali, tra cui il sagittario nel punto più in alto, che sta ad indicare il segno zodiacale del capostipite della famiglia, Enrico IV. Si intravede inoltre il capricorno, segno zodiacale sia di Carlo che di Ferdinando, che nacquero rispettivamente il 13 e il 20 gennaio.
La figura femminile in basso a sinistra, secondo alcuni storici rappresenta la regina Maria Carolina la quale indica il protagonista dell’ascesa, il re Ferdinando.
Poco più in alto si notano un gruppo di uomini con il manto rosso, quali Ferdinando IV, allora regnante, disegnato di profilo con un libro tra le mani, e suo padre Carlo. Infine sono visibili Luigi XIV ed Enrico IV, il quale indossa un manto di ermellino e una corona.
Sono presenti anche figure allegoriche tra cui la Giustizia, il cui attributo è la bilancia, e la figura affiancata da un leone, simbolo del coraggio, nella quale si riconosce la Regalità.

Sala della tavola matematica

La particolarità di questa stanza è l’ellisse marmorea riprodotta recentemente sulla pavimentazione. In origine, al suo posto, vi era un’apertura attraverso la quale veniva fatta salire la tavola imbandita dalle cucine sottostanti. La tavola, di legno ovale, detta “tavola matematica”, aveva un meccanismo dotato di carrucole in legno e funi.

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Le quattro stagioni

La decorazione di questa sala vide l’intervento del pittore tedesco Philipp Hackert, che dipinse i bozzetti delle opere in seguito eseguite da Giuseppe Cammarano.
Gli affreschi rappresentano l’allegoria delle quattro stagioni; sulla sinistra troviamo la rappresentazione dell’Estate dipinta da Cammarano, dove è visibile la regina Maria Carolina vestita da contadina intenta a giocare con i figli. Molto interessante in questa immagine è il dettaglio del bimbo che gioca con l’orecchino d’oro della donna, un particolare che ne tradisce l’appartenenza alla classe nobiliare.
Nella volta, spicca la primavera adagiata sulla nuvola con in mano un cestino di fiori sorretto da un putto.

La camera oscura

La caratteristica di questa stanza è “il pozzo di luce”, ovvero l’occhio strombato situato in alto, usato come lucernaio. Ancora incerta risulta la destinazione di questa stanza, probabilmente era la sala dei tavoli da gioco.

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La chiesa

La Cappella dell’Ascensione era il luogo dove si officiavano le funzioni religiose.
I Borbone erano molto devoti ed ogni loro residenza era dotata di una chiesa. In ogni cappella i coretti e le tribune erano destinati alla famiglia reale che così poteva seguire le funzioni dall’alto.
La Cappella è decorata in stile neoclassico con meravigliosi stucchi che delineano una volta cassettonata all’interno del quale viene ripetuto il fiore del cardo. Al centro della volta l’affresco presenta L’Eterno Padre con angeli e santi, mentre nei quattro pennacchi laterali sono rappresentate le virtù della Eternità, Sapienza, Misericordia e Giustizia. Sui palchetti dei sovrani troviamo La nascita di Gesù e Fuga in Egitto, raffiguranti scene di stampo classico, sobrie e eleganti, incorniciate in modo semplice.

Le meridiane

Dopo un’importante operazione di restauro, i quattro orologi solari del Real Sito di Carditello sono oggi visibili in tutto il loro splendore. Le meridiane di Carditello sono state realizzate seguendo i due sistemi più diffusi: italico e francese. Il sistema italico si diffuse dal 1300, principalmente in Italia. Secondo questo sistema la giornata era divisa in 24 ore della stessa durata, calcolate a partire da circa mezz’ora dopo il tramonto (momento che corrispondeva al rintocco delle campane).
Per conoscere l’ora, dunque, si procedeva a sottrarre il numero segnato dall’ombra dello gnomone dal totale delle ore del giorno.
Il sistema francese invece cominciò a diffondersi dal 1800 ed è il sistema più usato, anche in questo caso la giornata era suddivisa in 24 ore e aveva come riferimento la mezzanotte. Molto interessanti sono le iscrizioni che caratterizzano i quadranti solari del Sito:
“Nec cessat nec errat” , che tradotto vuol dire “Non finisce né sbaglia” chiaro riferimento al sole che scandisce con precisione il tempo;
“Sempre è lo stesso o che nasca o che tramonti” si riferisce al ciclo costante della natura e ancora una volta all’alba e al tramonto;
“Volan i giorni e gli anni” , e “Hora terit horam”, entrambi riferimenti alla caducità della vita umana.

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Il galoppatoio

Il galoppatoio del Real Sito di Carditello è il più grande ippodromo al mondo inserito all’interno del perimetro di una residenza reale.
Il tempietto ospitava i sovrani durante le manifestazioni, soprattutto le corse dei cavalli di razza pregiata Persano. Dopo oltre 100 anni, la Fondazione, attraverso un accordo con il proprietario Alduino di Ventimiglia, è riuscita a riportare i cavalli al Real Sito.
All’interno del tempietto centrale si trovava un tempo una statua proveniente dalla Collezione Farnesiana raffigurante la dea Diana, poi distrutta.
Lungo il perimetro del galoppatoio, sono ancora presenti le tracce di un fossato che permetteva il passaggio dell’acqua e l’irrigazione del prato.

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Biomonitoraggio con le api

Le api sono uno straordinario sensore viaggiante in grado di “leggere” lo stato di salute dell’ambiente attraverso l’analisi della cera, delle api e del miele. La stazione di biomonitoraggio di Carditello è utilizzata per certificare il livello di salubrità dell’ambiente. Tra gli alberi che circondano il Real Sito, è stata installata una stazione di biomonitoraggio ambientale costituita da alveari nelle quali le api sono costantemente controllate da esperti poiché, perlustrando una superficie di circa 7 Kmq ed effettuando fino a 10 mln di microprelievi giornalieri, sono in grado di offrire una chiara analisi sull’ambiente che le circonda.

Il bosco di eucalipti

Nella zona retrostante all’ingresso principale c’è il bosco di eucalipti, mentre a est della tenuta si sviluppa il bosco di lecci.
Queste aree verdi, bonificate e sistemate, sono oggi aperte a tutti, e destinate per attività sportive e a contatto con la natura.
In particolare, il bosco di eucalipti ospita un percorso benessere realizzato con il contributo della Federazione Nazionale dei Camminatori Sportivi. In questa zona è prevista inoltre la realizzazione del “Real Parco Avventura” e attività di educazione ambientale.

Il bosco di cerri

Il Real Sito di Carditello si apre come un fiore in mezzo a una vasta area boschiva, luogo ideale per la caccia all’epoca di Carlo e Ferdinando di Borbone. Prospiciente all’ingresso principale si trova il bosco dei cerri che oggi ospita un’area pic-nic con tavoli e panche in legno. L’area è stata intitolata a don Peppe Diana, vittima della camorra, che amava molto Carditello ed era solito andarci con gli scout.